Il Sagrantino di Montefalco, un vino tipico dell’Umbria

Se siete stati in Umbria e avete pranzato in un ristorante, siamo certi che avete bevuto un bicchiere di Sagrantino di Montefalco, un prodotto di grande valore che si colloca fortemente nella tradizione dei vini tipici Umbri.

Il vitigni sono coltivati per la maggiore nella zona a Sud del Capoluogo di Regione Perugia, più precisamnte la zona tipica è quella del territorio di Montefalco oltre ad una parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria, che si trovano in provincia di Perugia.
Le origini del Sagrantino di Montefalco  sono discusse, ma di certo lo accompagnano lunghi secoli di storia. Sembra essere un vino di origine locale, derivato dalla sapiente opera di bonifica del suolo da parte dei monaci Benedettini ai tempi del medioevo quando si pensa siano stati inseriti nella zona di alcuni dei più tipici vitigni dell’Umbria.
Ci si chiede però a chi si debba la sua comparsa: vi è chi sostiene che potrebbe essere identificato addirittura con l’Itriola, tipica uva di quella zona, descritta da Plinio il Vecchio nella sua “Storia Naturale”, c’è chi invece lo ritiene provenire dalla Spagna. Alcuni parlano invece di introduzione in Italia ad opera dei Saraceni, altri ancora sono convinti che ad importarlo siano stati i frati Francescani.
Qualunque sia stata la sua nascita, è diventato nel corso del tempo un tipo di vino molto apprezzato, tanto da essere servito sulle tavole prestigiose di Papi e Governatori nel corso del Rinascimento.E’ solo negli anni ’80 che il Sagrantino di Montefalco ha ottenuto il riconoscimento di Denominazione di Origine Controllata, riuscendo a raggiungere nel 1992 l’ambito titolo di Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
Dal Sagrantino si possono ottenere un grande vino rosso, così come un passito molto aromatico, considerato un pregevole vino da dessert.
Secondo lo stesso disciplinare di produzione, il vino secco non può essere immesso al consumo se non dopo aver subito un periodo di invecchiamento di almeno trenta mesi, di cui almeno dodici in botti di legno, mentre la versione del passito può essere immessa al consumo dopo un periodo di invecchiamento di trenta mesi. Entrambi i periodi decorrono dal primo dicembre dell’anno in cui vengono prodotte le uve.
Il Sagrantino secco è consigliato in abbinamento con cacciagione, selvaggina, grandi arrosti e formaggi a pasta dura. Il passito invece è perfetto da servire insieme a dolci non lievitati, come la classica pasticceria da forno. Ottima ad esempio l’accoppiata con crostate farcite con marmellate di more o di frutti rossi. Quando è invecchiato si beve accompagnato da formaggi pecorini piccanti, oppure va consumato come vino da meditazione.
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